Come nasce il Lotto?

E' storia vecchia: risale addirittura a quattrocento anni fa e per la precisione al 1576. Si chiamava Gioco del Seminario e nacque a Genova. Dovendo eleggere tre Consiglieri della Repubblica e due Procuratori, venivano convocati in piazza 90 padri di famiglia, tutti ovviamente di specchiata onestà. Ognuno dei candidati aveva un numerino appeso al collo e il popolo scommetteva sui cinque numeri che sarebbero stati estratti. Un terzo delle scommesse andava al vincitore e due terzi agli organizzatori. Il gioco fu dapprima osteggiato e in seguito gestito in proprio dalle autorità. Detto in altre parole, le autorità si accorsero che era un modo quanto mai pratico per scippare un po' di soldi alla povera gente.
Ottant'anni dopo alcuni mercanti genovesi si trasferirono a Napoli e ripeterono l'iniziativa. Non essendoci, però, consiglieri da eleggere, furono scelte 90 ragazze da marito, tra le quali sorteggiare 5 corredi di nozze. Il Gioco del Seminario allora cambiò nome e venne chiamato Gioco delle Bonafficiate, ovvero delle Beneficate, e ancora oggi, nei quartieri popolari, c'è qualcuno che lo chiama così. Per la cronaca la prima estrazione avvenne il 24 aprile del 1657 e furono estratti i seguenti numeri: 18, 36, 41, 46 e 70. Dalle mie parti il gioco del Lotto è una cosa seria. In un paese dove i problemi esistenziali passano in secondo ordine rispetto a quelli economici, fa più presa una per quanto lontana speranza d'incasso, che non una scoperta ufologica o un'attesa messianica. Nascono così intorno al Lotto alcuni mestieri nuovi: primo fra tutti quello dell'assistito, ovvero di un individuo che, essendo "assistito" da forze soprannaturali è in grado di consigliare, a pagamento, i numeri della prossima estrazione. E qui entra in ballo il Purgatorio. Tra i napoletani e le anime del Purgatorio nasce un patto di mutua assistenza: il napoletano vivo prega per le anime dei morti e le anime, a loro volta, si disobbligano venendo in sogno, o al napoletano stesso, o all'assistito dal quale lui si serve. Per maggiori dettagli consultare i libri di Matilde Serao e di Giuseppe Marotta. A detta degli esperti, per ogni milione di abitanti ci dovrebbero essere almeno settantadue assistiti. Celebri assistiti furono Cagli Cagli, 'o Monaco Sapunaro, 'o Servitore 'mbriaco, 'o Buttiglione e 'o Monaco Rattuso. Quest'ultimo per comunicare i numeri "toccava" le clienti in alcune parti del corpo, ciascuna delle quali aveva un suo numero nella Smorfia. Ad esempio: il naso "faceva" 43, un orecchio 14, il seno 28, il sedere 16, il seno e il sedere toccati contemporaneamente 44 (28+16).


Riassumendo, il problema non è tanto vincere quanto sognare, e non si può negare che questa volta lo Stato ha messo a disposizione del popolo un sogno a prezzi stracciati. Lasciamo andare se sia morale o immorale che qualcuno domani vinca 50 miliardi, l'importante è aver dato la possibilità a una decina di milioni di italiani di andare a letto questa sera nella speranza di diventare multimiliardario e il tutto alla modica cifra di 1.600 lire.

 

 

Era l'anno 1734 e il re di Napoli Carlo III di Borbone era deciso ad ufficializzare nel suo Regno il gioco del Lotto che, se mantenuto in modo clandestino, avrebbe sottratto entrate alle casse dello Stato. A ciò si opponeva il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, perciò tra il sovrano e il frate scoppiò una violenta disputa.
Padre Rocco, legato al re da un rapporto di amore odio, diceva che non era giusto introdurre un "così ingannevole ed amorale diletto" in un paese in cui si cercava sempre di rispettare gli insegnamenti cattolici.
Alla fine, però, Carlo III, facendo presente che il lotto, se giocato di nascosto, sarebbe stato più pericoloso per le povere tasche dei sudditi, riuscì a spuntarla, ad un patto però, che il gioco del lotto, almeno nella settimana delle festività del Natale, sarebbe stato sospeso. In quei giorni il gioco, insomma, non poteva distrarre il popolo dalle preghiere. Ma il popolo subito pensò di organizzarsi per proprio conto. I novanta numeri del lotto furono messi in "panarielli" di vimini e, per divertirsi in attesa della mezzanotte, ciascuno provvide a disegnare numeri sulle cartelle. Così la fantasia popolare riuscì a trasformare un gioco pubblico in un gioco familiare, che prese il nome di tombola dalla forma cilindrica del numero impresso nel legno e dal capitombolo che fa lo stesso numero nel cadere sul tavolo dal panariello che, una volta, aveva la forma di tombolo. Ad ognuno dei novanta numeri della tombola fu attribuito un simbolo diverso da regione a regione. I simboli della tombola napoletana sono quasi tutti allusivi, alcuni anche piuttosto scurrili. Si può, dunque, affermare che la tombola è figlia del lotto, ma soprattutto della fantasia del popolo napoletano.

 

 

'La parola tombola

Secondo alcuni verrebbe da tombolare (roteare o far capitombolare i numeri nel paniere), secondo altri verrebbe da tumulo (forse per la forma piramidale del paniere). La tombola è figlia di tante mamme: la cabala, la smorfia, la lotteria, il lotto e la fantasia popolare.

La tombola è un gioco familiar/d'azzardo basato su 90 numeri, che si può praticare con pochi semplici strumenti:

  1. Un grosso cartellone (o tabellone) suddiviso in 90 caselle (9 righe di 10 colonne) numerate da 1 a 90;
  2. Ventiquattro piccole cartelle, ognuna delle quali con 27 caselle (3 righe di 9 colonne), su ogni riga ci sono 5 caselle occupate da numeri a caso più altre 4 bianche. Ogni cartella ha una combinazione di numeri diversa dalle altre;
  3. Un paniere (in alternativa si può utilizzare un sacchetto opaco) contenente 90 pedine (tasselli di legno o di plastica) numerate da 1 a 90

Inizialmente - di comune accordo - i partecipanti stabiliscono il costo della cartella (l'ultima volta che l'ho visto giocare - a Napoli, nel periodo natalizio 1980 - era 200 lire) e così ognuno compra (versa la sua posta nelle casse del gioco, fa la sua puntata) una, due o più cartelle (il tabellone equivale a 6 cartelle).

Quindi - sempre di comune accordo - i partecipanti stabiliscono la ripartizione della posta. L'ultima volta, poiché nelle casse erano entrate 6.000 lire (24 cartelle + 6 del tabellone = 30 cartelle. 30 cartelle x 200 lire = 6.000 lire), il premio fu così suddiviso:

Tombola (quando escono tutti e quindici i numeri di una cartella) = 3.000 lire

Cinquina o quintina (quando escono cinque numeri sulla stessa riga) = 1.200 lire

Quaterna (quando escono quattro numeri sulla stessa riga) = 900 lire

Terno (quando escono tre numeri sulla stessa riga) = 600 lire

Ambo (quando escono due numeri sulla stessa riga) = 300 lire

A volte può essere premiato anche il primo estratto.

Tutti i partecipanti - a turno - comprano il cartellone e fungono da capogioco.

Il capogioco è colui che (una alla volta) estrae le pedine numerate dal paniere, le annuncia ai partecipanti e le colloca sul tabellone che tiene - ben in vista - davanti a se.

I giocatori, ad ogni estrazione, se quel numero compare sulle loro cartelle, collocano sulla relativa casella un contrassegno (per tradizione - a Napoli - si usano i fagioli secchi), badando alle righe dove si vengono allineando più numeri (ambo, terno, ecc.).

Ogni qualvolta un giocatore (compreso il capogioco) si accorge di aver fatto una combinazione vincente la annuncia e si aggiudica il premio stabilito. Nel caso due o più partecipanti annunciano contemporaneamente di aver fatto ambo (o terno, ecc.) il premio viene equamente suddiviso.

Quando qualcuno annuncia di aver fatto tombola, gli si chiede di chiamare i numeri, il capogioco controlla sul tabellone e, se corrispondono, gli si consegna il primo premio.

Poi si ricomincia il tutto: puntata, ripartizione della posta e passata di mano del cartellone e del paniere. Se uno dei partecipanti non vuole essere capogioco può passare la mano al prossimo giocatore.

 

 

A questo punto spero che non ne possiate più della tombola, come non ne posso più io, in effetti, la tombola incombe sul Natale come una presenza minacciosa e il bello è che bisogna anche far finta di divertirsi o mostrarsi interessati quasi come quando a Natale trasmettono Natale in casa Cupiello, per carità tanto di cappello a Eduardo De Filippo ma personalmente non sopporto Natale in casa Cupiello e meno che meno a Natale (se proprio dovete trasmettetela a Ferragosto quando la gente è in ferie)